IL BORGO AUTENTICO DI PITELLI (SP)

 

Adagiato su una soleggiata collina che domina il Golfo dei Poeti, a poca distanza da Lerici, Sarzana e La Spezia, Pitelli è stato recentemente inserito fra i "Borghi Autentici d'Italia".

 

Proprio qui, infatti, lungo strette viuzze delimitate da alte case variopinte, fra le quali si aprono suggestivi scorci collinari e marini, è possibile respirare l'autentica atmosfera di un borgo ligure, non ancora toccato dal turismo di massa, nonostante la vicinanza alle principali attrattive della riviera spezzina ed apuana.

 

La principale attrattiva turistica del borgo è costituita dall'essenza stessa del paese: con oltre 100 posti letto, tutti dislocati in strutture ricettive extralberghiere, oggi Pitelli è in grado di offrire ai propri ospiti l'esperienza unica di sentirsi parte integrante di una comunità ospitale ed accogliente. 

 

E' il posto ideale, quindi, per chi  voglia sentirsi "ligure" anche per pochi giorni.

 

Ma non soltanto questo, ovviamente: la sua posizione invidiabile ne fa uno dei punti di partenza più comodi e centrali per godere a pieno delle bellezze del Golfo dei Poeti, pur restando in disparte, quanto basta, dai luoghi più frequentati, per non perdere il piacere dell'essenza dell'autenticità.

 

Pitelli è una realtà a se stante, per le molteplici vicissitudini della sua storia, antica e recente, ed ha saputo mantenere, nel tempo, una forte identità di “paese”: vicino e ben collegato alle località limitrofe, ma urbanisticamente autonomo, recentemente riqualificato da un Programma Organico di Intervento della regione Liguria (P.O.I. Pitelli) destinato ai borghi liguri.

 

La sua storia, complessa e sfaccettata, sta divenendo patrimonio dell’intera comunità, attraverso un'intensa attività di ricerca, studio e divulgazione messa in atto dalla Pro Loco, in sinergia con le altre realtà associazionistiche locali.

 

Negli ultimi 40 anni Pitelli è stato meta di villeggiatura: spesso turisti occasionali hanno scelto, poi, di risiedere permanentemente nel borgo, integrandosi nella comunità locale e partecipando attivamente alla vita sociale.

 

Oggi, l'offerta turistica che lo ha da sempre caratterizzato ha saputo trasformarsi ed adattarsi alle nuove esigenze del mercato, con l'apertura di B&B e affittacamere, e il target di riferimento si è ampliato al pubblico straniero, che trova negli abitanti del borgo un’ospitalità autentica e spontanea.

 

L'Associazione Turistica Pro Loco Pitelli, nata pochi anni fa, coordina e unisce le forze di associazioni, esercenti, comunità intera, attuando una serie di progetti, eterogenei e diversificati, tanto quanto le potenzialità del paese, collaborando, tra gli altri, con la piccola scuola locale, per la quale organizza escursioni e laboratori, in un continuo, costruttivo scambio generazionale.

 

Il filo conduttore di tutte le iniziative è la valorizzazione della memoria collettiva e del patrimonio storico, culturale e storico-artistico.

 

In questo contesto è nato, a valle di un seminario-laboratorio cui hanno aderito esercenti, volontari dell'associazione e cittadini, un progetto turistico “partecipato” volto a promuovere il “paese dell'accoglienza”.

 

L'intenzione è quella di offrire UN'ESPERIENZA, puntando sul coinvolgimento empatico degli ospiti, che qui si possono sentire autenticamente liguri, anche se solo per pochi giorni. Pitelli è un borgo vivo, creativo, capace di includere e confrontarsi, motivo per il quale è stato riconosciuto come borgo autentico.

 

Il turismo esperienziale si attua e si rafforza se alla “narrazione” del territorio partecipano tutti gli abitanti. Pitelli, infatti, è una comunità e non una cartolina per turisti.

Anche nella manifestazione più conosciuta, Pitei'n Cantina, gli ospiti della festa si calano in un'atmosfera di condivisione ed empatia che li coinvolge nella comunità locale, li fa sentire parte integrante di una “memoria”, in particolare la memoria degli anni Cinquanta, quando il boom economico ha raggiunto il piccolo borgo collinare, reduce dalle tragiche vicissitudini della Seconda Guerra Mondiale, trasformandolo in un borgo vivo ed attivo, con cinema, negozi, osterie. Tutto questo rivive in una corale rappresentazione interattiva in occasione di Pitei'n Cantina, che, tra l'altro, è una Eco Festa certificata: si utilizzano soltanto stoviglie compostabili, mettendo al bando l'utilizzo della plastica. Nel 2017 Pitei'n Cantina si terrà il 25 e 26 agosto.

 

Tradizionalmente la comunità si riunisce anche in occasione di altre manifestazioni laiche e religiose. Il Santo Patrono, per esempio, San Bartolomeo apostolo, che ricorre il 24 agosto, che ancora testimonia la sopravvivenza di un culto antichissimo traslato dalla costa alla collina con la fondazione del paese. Ricordiamo anche Orolio, concorso oleario delle colline pitellesi, una rassegna giunta oramai alla sua quarta edizione, con il chiaro obiettivo di valorizzare il territorio e i suoi frutti, come simbolo della rinascita pitellese.

 

Rinascita in cui la comunità locale crede fermamente, anche per contrastare l'improprio collegamento tra il nome Pitelli e le discariche che, in passato, erano attive in località, di fatto, più vicine al capoluogo spezzino che al paese, contro le quali la popolazione si è sempre fermamente schierata.
 

LA STORIA:

 

La storia di Pitelli stata oggetto, in questi ultimi anni, di approfondite attività di ricerca e approfondimento che hanno portato risultati straordinari, oltre ogni aspettativa.

Per questo la Pro Loco, nel 2016, ha realizzato una prima pubblicazione “Pitelli e la sua storia”, dalle origini ai primi del Novecento.

Prima d'ora Pitelli era scarsamente rappresentato nelle pubblicazioni sulla più antica storia spezzina, in quanto frazione del Comune di Arcola fino al 1928, ed era marginalmente trattato nelle pubblicazioni sulla storia arcolana.

 

Il nome è di origine incerta. Appare tuttavia probabile una derivazione dal personale latino, di origine estrusca, Petill(i)us o Petell(i)us, in analogia ai toponimi toscani Piteglio e Pitigliano. Alcune tradizioni locali fanno riferimento, infatti, ad una famiglia di consoli romani Pitillis, che avrebbe soggiornato in questa zona.

Al XIII secolo risale il toponimo “vicus de Pitellio”, che corrisponderebbe ad un insediamento rurale sparso, ubicato lungo l'originaria via di transito che collegava il borgo di Arcola con il suo sbocco al mare: un antico insediamento affacciato sul Golfo della Spezia, denominato San Bartolomeo di Cento Chiavi (la storia di questo strano appellativo è ben documentata nel libro “Pitelli e la sua storia”). L'agglomerato costiero, oggi scomparso, fu un fiorente scalo commerciale, almeno fino alla seconda metà del Quattrocento: oltre al porto, ospitava una cappella, dedicata a San Bartolomeo e a Santa Maria Maddalena, e un “hospitalis” nel senso medievale del termine, ovvero un luogo di sosta per viandanti e pellegrini.

 

Dall'abbandono di San Bartolomeo di Cento Chiavi, nel Cinquecento, è nato Pitelli, così come lo conosciamo oggi. Leggende e tradizioni raccontano di frequenti attacchi pirateschi che costrinsero gli abitanti della costa a rifugiarsi in collina; la storia aggiunge, ovviamente, elementi socio-culturali, come il cambiamento dei flussi commerciali e devozionali, che comportò il graduale abbandono del porto e dell'ospitale.

 

Lo stemma di Pitelli raffigura, comunque, tre navi saracene, tre fonti e tre colline, a simboleggiare l'origine leggendaria della fondazione, le sorgenti che rendevano fertile la zona e le colline che ospitano il borgo.

Fonti termali erano presenti anche lungo la costa, in prossimità di San Bartolomeo di Cento Chiavi, riconosciute e ben individuabili ancora nel Settecento, e denominate “li bagni di Pitelli”.

 

Al Cinquecento risale il primo luogo di culto del paese, un antico oratorio tuttora presente, che rispecchia le fattezze della chiesa costiera, ereditandone l'intitolazione a San Bartolomeo e a Santa Maria Maddalena.

A quel tempo Pitelli non era ancora “parrocchia”: dipendeva giuridicamente dalla Pieve di Arcola.

Mons. Angelo Peruzzi, il riformatore apostolico incaricato dall’autorità ecclesiastica di censire i luoghi di culto della Diocesi, visitò e censì nel 1584 l'oratorio pitellese e ricevette istanza, da parte della popolazione, che allora superava di poco le 250 “anime”, di rendere autonomo l’oratorio rispetto alla Pieve di Arcola.

 

Soltanto 50 anni più tardi, nel 1634, Pitelli ottenne la tanto anelata indipendenza religiosa dalla Pieve di Arcola. La comunità, in un’assemblea pubblica, decise di auto-tassarsi per garantire al rettore della chiesa, per ogni nucleo familiare, l’annua decima di un barile di vino e mezza misura d’olio, in cambio del diritto di nomina del parroco. Il primo parroco fu nominato il 12 maggio 1634 ed era don Gervasio Carpenino da Illice, l’odierna Lerici. Da questa vicenda si può dedurre che a Pitelli vigeva, già a quel tempo, una sorta di “democrazia”: era ben presente il concetto di comunità e, probabilmente, c’era una sorta di “eguaglianza” economica e sociale: tutte le famiglie potevano contribuire con vino e olio, quindi, presumibilmente lo producevano possedendo autonomi appezzamenti di terreno.

 

Ben presto la popolazione crebbe e la piccola cappella non bastava più per assolvere alle esigenze della comunità: il 26 luglio del 1734 fu consacrata l'odierna parrocchiale di San Bartolomeo.

 

I dissapori e le incomprensioni con Arcola non finirono con l’autonomia dell’oratorio, e nemmeno nei secoli che seguirono. Sempre più spesso feste pubbliche, laiche o religiose, e soprattutto la ricorrenza del Santo patrono (24 agosto) diventavano occasione di liti e veri e propri disordini, con feriti e, talvolta, morti, come accadde nel 1671.

I primi dissapori iniziarono proprio col trasferimento del Santo Patrono dalla marina alla collina: i Pitellesi rivendicavano diritti sulle proprietà in capo all'antica cappella di San Bartolomeo di Cento Chiavi, che garantivano rendite indispensabili per il mantenimento di un parroco che non gravasse troppo sulla comunità. E dalle testimonianze rilasciate ad un notaio, i beni della chiesa alla marina non dovevano essere di poco conto: castagneti, boschi, terre coltivate, oliveti.

Non tanto per devozione, quindi, ma anche e soprattutto per convenienza economica, Arcola non aveva alcun interesse a rinunciare alla propria giurisdizione sulle proprietà della parrocchia di San Bartolomeo. Gli Arcolani rivendicavano il diritto di potersi recare in processione all'antica cappella prospiciente il mare (o a quello che ne rimaneva), di fatto non riconoscendo alcun diritto dei Pitellesi sul culto patronale.

 

Più volte le autorità ecclesiastiche furono costrette a prendere drastiche decisioni per motivi di ordine pubblico, sia nel Seicento che in tutto il Settecento: persino durante la Repubblica Ligure, quando Pitelli, per un breve periodo, fu municipio autonomo, negli atti deliberativi del 1798 si parla ancora della necessità di prevenire e sedare i disordini che sarebbero potuti accadere in occasione della festa di San Bartolomeo.

 

E arriviamo così all'Ottocento. Nella seconda metà del secolo, Pitelli si trovò, involontariamente, al centro di un ben organizzato sistema di fortificazioni predisposto a difesa del nuovo arsenale della Marina Militare Italiana, inaugurato il 28 agosto 1869. Il sistema difensivo del golfo venne rinforzato con la realizzazione di una cintura costituita da forti e batterie poste sui punti di miglior veduta: l'appoggio reciproco rendeva improbabile un attacco, via mare, all'arsenale. Poco distanti si trovavano depositi di artiglierie, magazzini di vettovaglie, polveriere. Queste strutture militari erano sapientemente collegate tra loro da una fitta rete di strade carrabili, alcune delle quali passavano proprio da Pitelli.

Il paese si trovava in una posizione strategica anche rispetto agli impianti industriali e cantieristici della costa, che distavano dal borgo soltanto pochi chilometri: la fonderia della Pertusola (1857), dove era lavorato il minerale di piombo, i cantieri del Muggiano (1883), lo stesso San Bartolomeo, prima sede di una batteria militare e poi convertito alla cantieristica.

 

Ciò provocò un forte boom demografico: alla fine dell'Ottocento gli abitanti di Pitelli superarono le mille unità, nella prima metà del Novecento erano oltre 2000. In questo breve lasso di tempo Pitelli si trasformò da centro prettamente agricolo a paese “operaio”. Manovalanza specializzata, anche di importazione, lo scelse come luogo di residenza, perché da qui, a piedi, si potevano raggiungere facilmente i cantieri e le fabbriche. E questa tendenza continuò fino al secondo dopoguerra.

 

La trasformazione sociale è documentata anche dalle numerose iniziative politiche che ebbero Pitelli come protagonista.

 

In quegli anni nacquero alcune realtà che, ancora oggi, arricchiscono il tessuto associativo del paese: la società di Mutuo Soccorso S. Bartolomeo, la società cooperativa "La Pitellese", l'Opera Pia, la Pubblica Assistenza, che nel 2017 festeggia i suoi 120 anni. Questa forte realtà associazionistica è stata arricchita, poi, da un circolo ARCI, una sezione ANPI, la Confraternita del SS. Sacramento, legata all'antico oratorio, un centro sociale per anziani e, ovviamente, l'Associazione Turistica Pro Loco Pitelli.

 

Numerosi gli episodi storici che toccarono Pitelli dalla fine dell'Ottocento in poi.Da sempre sede di ferventi Repubblicani, il 13 maggio del 1854 la Guardia Nazionale effettuò sulle colline pitellesi uno dei più straordinari arresti di “rivoluzionari” mazziniani intenti ad organizzare un attacco strategico fra Liguria e Toscana.

 

Il 25 aprile 1890, i Repubblicani, benché ostacolati, riuscirono ad organizzare una conferenza cui parteciparono 80 operai. Il circolo repubblicano collettivista di Pitelli, nel 1894, fu protagonista a Sampierdarena, di uno dei primi congressi liguri del nascente Partito Socialista, cui presenziò ed intervenne il pitellese Nicola Landi.

 

Subito dopo la scissione di Livorno, nel 1921, a Pitelli nacque uno dei primi circoli del Partito Comunista. La bandiera della sezione fu strenuamente difesa da un attacco fascista, nel 1922. Un pitellese rischiò di essere giustiziato pur di non rivelarne il nascondiglio. Alcune donne, per salvargli la vita, consegnarono la bandiera agli squadristi; fu recuperata soltanto dopo la Liberazione e tuttora conservata.

Un'altra bandiera, quella del circolo cattolico della GIAC Paolo Cappa, fu contesa dalle Camicie Nere e, nel dopoguerra, fu consegnata alla sezione dell'Azione Cattolica come cimelio della strenua resistenza opposta al fascismo dal partigiani cattolici di Pitelli.

 

Proprio per la sua strategica posizione e per le innumerevoli abitazioni collocate in punti panoramici con “vista sul golfo”, Pitelli fu scelto come “luogo di residenza” anche dai Tedeschi, che generalmente sequestravano agli abitanti le dimore migliori. Non mancò la presenza delle SS e tragici episodi di rastrellamenti effettuati dalle Camicie Nere. A due passi, proprio in prossimità di quello scalo di San Bartolomeo che diede origine al paese, la XMAS aveva il suo quartier generale. Numerosi marinai di stanza nel Golfo della Spezia, allo sbando dopo l'8 settembre, risalirono la collina, percorrendo gli antichi sentieri, e si dispersero a Pitelli. Molti furono aiutati dalla popolazione a nascondersi e a trovare abiti civili per poter fare ritorno alle proprie case.

Nel frattempo Pitelli era diventato frazione del Comune della Spezia, cui fu annesso nel 1928, per mera opportunità politica, economica ed industriale del comune capoluogo della neonata provincia spezzina (la Provincia della Spezia fu istituita nel 1923). La Spezia, infatti, aveva interesse ad ingrandire il proprio territorio inglobando non tanto Pitelli, divenuto un popoloso borgo operaio, quanto le pertinenze costiere, ricche di fabbriche, cantieri navali e basi militari.

 

Dal Cinquecento in poi, numerose erano state le istanze indipendentiste dal Comune di Arcola, di cui Pitelli aveva costituito, per secoli, una delle principali frazioni. Intono al 1850 i Pitellesi inviarono anche alla Camera dei Deputati di Torino accorate petizioni per ottenere l'autonomia: lamentavano disparità di trattamento fra il capoluogo e la frazione e la necessità di istituire, anche qui, una scuola pubblica.

Pur non essendo mai riuscito a diventare comune autonomo, Pitelli ha saputo mantenere, nel tempo, quella forte ed autentica identità comunitaria che lo caratterizza tuttora.

 

 

 

DA VEDERE: BREVE ITINERARIO DI PITELLI

 

Il paese di Pitelli, di per sé non vanta attrattive di pregio: non ha castelli, antiche mura, opere d'arte rilevanti.

In sé il borgo è una piccola opera d'arte: adagiato su un crinale collinare, soleggiato e panoramico, ha una pianta allungata, tipica degli abitati sorti lungo antiche vie di transito.

Come sappiamo, infatti, Pitelli è ubicato in una posizione strategica per il collegamento fra l'entroterra e la costa. Tutte le direttrici che collegavano Arcola con il mare passavano da qui: la più importante era quella che raggiungeva il porto di Arcola, San Bartolomeo di Cento Chiavi.

Ben tenuto, curato e ristrutturato, è piacevole perdersi nelle sue strette viuzze, dalle quali si aprono suggestivi scorci sulle colline circostanti o sul mare.

La strada carrozzabile lambisce la parte più antica dell'abitato, ovviamente pedonale, posta sulla sommità della collina.

Brevi ed anguste scalinate conducono, dalla strada carrabile, al “carrobbio” centrale, su cui si affacciano gli edifici più antichi del paese (oggi Via Bruno Buozzi). “Carrobbio” è la versione dialettale locale del “carruggio” genovese.

Non tutte le scalinate sono strette: via “A Mare”, non a caso, è larga e, probabilmente, adatta al passaggio di carri diretti, appunto, verso la costa.

Curiosa la forma delle case: alte, strette e colorate, tutte attaccate tra loro, come nella più classica tradizione ligure, e con doppia entrata (più bassa, lato strada, e più alta, lato “carobbio”) e molte ancora provviste di piccolo orto privato, soprattutto sul versante solatio, dove il pendio collinare degrada verso Lerici.

 

Su Via Bruno Buozzi troviamo la Parrocchiale, posta su un piccolo sagrato.

 

Parrocchiale di San Bartolomeo

Consacrata il 26 luglio del 1734 da Giovanni Girolamo de Turris, vescovo di Luni, la chiesa si presenta oggi con una facciata marmorea decorata da statue che rappresentano la Madonna del Rosario, San Bartolomeo e Sant'Antonio. L'interno, con altari in stile barocco, vanta alcune interessanti opere, databili probabilmente al Settecento: un affresco che raffigura due angeli e la veduta di una città orientale (Gerusalemme); un olio su tela con Sant’Antonio da Padova e la Vergine, un tempo erroneamente attribuito al pittore sarzanese Domenico Fiasella; un dipinto raffigurante anime purganti e santi. Di grande pregio e recentemente oggetto di studio, il crocifisso ligneo collocatovi il 10 maggio 1896, precedentemente conservato presso l'antico oratorio. Per decenni l'opera era stata relegata su un altare laterale, mentre oggi è esposta, in sospensione, al centro della chiesa. Si tratta di un crocifisso di pregevole fattura, risalente al Seicento, probabilmente eseguito da artisti della scuola dei “Bissonesi”, originari del Canton Ticino: è stato possibile attribuire l'opera grazie alla caratteristica tecnica utilizzata per decorare, con una singolare fantasia floreale dorata, il perizoma del Cristo.

Di pregio anche l'organo a canne ottocentesco, un “Bossi”, originale acquistato a Torino nel 1896 dal pitellese Venanzio Paoletti, per la somma di L.8.000 .

Il campanile, inizialmente a cupola, fu parzialmente distrutto in occasione dello scoppio del forte di Falconara, nel 1922, e ricostruito nelle forme attuali dopo il tragico evento.

 

Proseguendo lungo il carrobbio centrale, in direzione di Arcola, si esce da un volto sovrastato da una casa-torre. Probabilmente, in origine, questo era il principale ingresso al paese, in prossimità del quale si trova l'antico oratorio.

 

Antico oratorio

Primo luogo di culto del paese, risale alla metà del Cinquecento. Fu costruito lungo la strada principale che da Arcola conduceva all'antico ingresso del borgo, riproducendo le forme della cappella costiera di San Bartolomeo di Cento Chiavi. Nel 1584 fu visitato dal nunzio apostolico Mons. Peruzzi, il quale, nella sua relazione, raccontava proprio che l'oratorio fu costruito in sostituzione dell'antica cappella che portava lo stesso titolo ed era sulla riva del mare, scomoda e a rischio di incursioni piratesche. Inizialmente dipendente dalla Pieve di Arcola, nel 1634, dopo 50 anni dalla prima istanza indipendentista avanzata dalla popolazione, l'oratorio pitellese ottenne l'autonomia religiosa e la facoltà di avere un proprio sacerdote, che i Pitellesi mantennero autotassandosi volontariamente. Oggi l'antico oratorio è sede di manifestazioni ed eventi: il panorama sul golfo spezzino che si gode dal retro dell'edificio è impagabile: proprio qui, sulle colline digradanti verso il golfo, si trovava, con tutta probabilità, il primo Camposanto di Pitelli

 

Una particolare opera d'arte

Apparteneva all'antico oratorio, così come il Crocifisso ligneo conservato nella Parrocchiale, anche anche un olio su tela raffigurante una crocifissione, risalente al 1590, perfettamente databile in quanto in un cartiglio compaiono i nomi dei committenti e l’anno. L'opera, un tempo era posizionata in prossimità dell’altare, all’interno dell’oratorio. Nel corso del 2017, la tela sarà studiata e sottoposta ad un importante intervento di restauro conservativo, sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza della Liguria. Nel cartiglio è chiaramente scritto, in lingua latina, che il dipinto fu realizzato “con il comune consenso degli uomini di Pitelli”. Anche in questo caso, quindi, si tratta di un'iniziativa voluta dalla comunità pitellese, che già nel Cinquecento era caratterizzata da una forte e chiara identità.

L'iconografia è estremamente significativa per la storia del paese. Ai piedi della croce troviamo, infatti, Maria Maddalena e San Bartolomeo, cui era intitolato originariamente sia l'oratorio, sia, secondo alcune fonti, l'antica chiesa “alla marina”. Dopo il restauro, l'opera sarà esposta temporaneamente presso il Museo Diocesano della Spezia e ricollocata definitivamente all'interno della Parrocchiale, dove oggi possono essere garantiti adeguati standard di conservazione e tutela.

 

Tornando alla passeggiata per il paese, proseguendo dall'antico oratorio, in direzione di Arcola, si trova, proprio lungo la strada carrabile, un masso denominato “sasso di Falconara”.

 

Il Sasso di Falconara

In una piovosa notte fra il 28 e il 29 settembre 1922, un fulmine colpì il deposito di polveri di Falconara, ubicato su una collina sopra San Terenzo (comune di Lerici) innescando un esplosione che distrusse l’antico forte e lasciò al suo posto un’immensa voragine. Dopo la fine della prima guerra mondiale il forte di Falconara era in disuso, poco controllato e in stato di degrado, utilizzato soltanto come deposito di polveri da sparo e artiglieria. I morti furono 240, di cui accertati 145, cui bisogna aggiungere i deceduti negli ospedali militari. Le vittime e i danni maggiori si registrarono soprattutto a San Terenzo, Pozzuolo e Muggiano, dove quasi tutte le case furono distrutte dalla pioggia di massi e detriti scagliati dallo scoppio anche a grandi distanze. Alcuni massi si trovano ancora oggi a Pitelli. Uno è proprio qui, in via Canarbino: la data incisa sul masso ricorda il tragico evento. Negli anni che seguirono si dovette procedere alla ricostruzione di interi borghi: i danni alle case di Pitelli furono notevoli. Con i fondi raccolti grazie ad una pubblica sottoscrizione indetta dalla città di Genova, i Pitellesi poterono costruire un edificio scolastico: ancora oggi la scuola elementare, infatti, è intitolata “a Genova”.

 

Come dicevamo, dal nucleo più antico, in prossimità della parrocchiale, scendendo da qualsiasi scalinata è possibile ritornare sulla strada carrabile che circonda il paese.

Non consigliamo nessuna via … perché il bello dei borghi liguri è girovagare per il carrobbi, sentire i profumi che escono dalle cucine, incontrare gli abitanti che rientrano dagli orti, immortalare scorci suggestivi... senza rischiare di perdersi.

Qualsiasi strada si percorra, è semplice raggiungere Piazza degli Orti, così chiamata perché fu costruita in sostituzione di campi che si trovavano proprio nel centro del borgo.

E' costituita infatti da tre piazze digradanti, utilizzate per eventi e manifestazioni e frequentate quotidianamente da ragazzi e bambini per giochi all'aria aperta.

 

Il cippo di Piazza degli Orti

In questa piazza è visibile un cippo in marmo risalente al 1887.

Fu eretto in memoria del circolo giovanile collettivista repubblicano di Pitelli. Originariamente era ubicato nell'antico cimitero, a pochi passi dal paese, ormai in stato di abbandono, e da lì è stato traslato nella piazza principale del paese. L'origine della forte coscienza socialista (e poi comunista) che ha dato vita alla lotta antifascista di Pitelli è proprio qui, nell'esistenza di un circolo di repubblicani molto attivo, fondato nella seconda metà dell'Ottocento.

 

 

I DINTORNI:

 

Della posizione invidiabile di Pitelli abbiamo già detto: da secoli è al centro di una serie di strade, vie di comunicazione che ne hanno decretato la nascita e la crescita demografica.

Ciò che nel Cinquecento fu la sua fortuna, durante la Seconda Guerra Mondiale fu la sua condanna, mentre oggi, fortunatamente, torna ad essere una risorsa.

I mezzi pubblici collegano Pitelli con il capoluogo, La Spezia, e con le spiagge più vicine, ma con un mezzo proprio, anche a due ruote, è senz'altro più semplice raggiungere qualsiasi località.

Pur trovandosi in collina, immerso in un paesaggio rurale modellato dalla secolare attività contadina dell'uomo, la spiaggia più vicina dista soltanto 2,4 km (Stabilimento balneare Baia Blu), mentre San Terenzo e Lerici distano rispettivamente 3 e 5 km. Sono quindi facilmente raggiungibili con qualsiasi mezzo, ma sono collegate a Pitelli anche attraverso antiche mulattiere, utilizzate in passato dai contadini, oggi recuperate e manutenute dalla Pro Loco Pitelli per offrire agli abitanti, e ai nostri ospiti, l'opportunità di fare piacevoli passeggiate... e il piacere di raggiungere il mare come facevano i nostri nonni, in un passato, tutto sommato, non troppo lontano!

A meno di 9 km da Pitelli si trova Sarzana, città d'arte, ricca di eventi e manifestazioni culturali, e a soli 7 km il capoluogo, La Spezia, con i suoi musei, negozi, bar e ristoranti, il porticciolo turistico Mirabello e il lungomare (Passeggiata Morin), da cui partono i traghetti diretti alle isole (Palmaria, Tino, Tinetto) e a Porto Venere: perle del Golfo dei Poeti, inserite dall'UNESCO nel patrimonio mondiale dell'umanità.

E continuando con i siti UNESCO... dal lungomare spezzino, con il battello, oppure con il treno, dalle stazioni di Sarzana e La Spezia, è possibile raggiungere comodamente le Cinque Terre.

 

In sintesi, le opportunità di escursioni giornaliere, partendo da Pitelli, sono innumerevoli: elencarle tutte sarebbe impossibile...

Concludiamo semplicemente aggiungendo una nota di servizio: le uscite dell'autostrada più vicine a Pitelli sono Sarzana e Santo Stefano Magra/La Spezia: entrambe distano circa 7 km.

E, quindi, se la sera si decide per un salto nella “movida” più esclusiva, a soli 37 km, Forte dei Marmi non è poi così lontana!

 

 

LA RETE ESCURSIONISTICA

 

I sentieri che toccano Pitelli sono collegati con l'Alta Via del Golfo (segnaletica CAI - AVG) e permettono un veloce collegamento con tutte le località limitrofe.

Eccone alcuni:

 

-  n. 450 V Ruffino – Pitelli

Questo percorso, recentemente ripristinato e messo in sicurezza dal Comune della Spezia, è strategico per comprendere e ricostruire le origini del paese: inizia, infatti, in prossimità del luogo dove sorgeva l'antico porto di Arcola, ovvero l'insediamento di San Bartolomeo alla Marina, detto anche “San Bartolomeo di Cento Chiavi” (o Cento Chiodi), di cui purtroppo, oggi, si sono perse le tracce.

 

-  n. 450 Muggiano scalinata - Pitelli - Pin Bon

Dopo l'Unità d'Italia e la realizzazione dell'arsenale della Spezia (1869) sulla costa nacquero numerosi cantieri: nel 1883, fu fondato quello del Muggiano. Il cantiere non tardò a divenire un forte catalizzatore di forza operaia e manodopera specializzata, verso il quale ogni giorno si spostavano centinaia di lavoratori residenti nelle zone limitrofe, e non soltanto. I Pitellesi fornivano parte della forza operaia del cantiere e scendevano a piedi da questo sentiero per raggiungere Muggiano. Fino agli anni Settanta del Novecento la scalinata del Muggiano era la strada più veloce per raggiungere la fermata del tram o dell'autobus.

 

- n. 451 Muggiano - loc. Gatessa - Pin Bon

Rispetto al precedente, pur collegando analogamente Pitelli e Muggiano, questo sentiero è leggermente più impervio, trattandosi non di una scalinata, bensì di un vero e proprio percorso nel bosco. Tocca Pitelli in loc. Gatessa, e da qui si inerpica per una mulattiera che, in pochi minuti, conduce, regalando panorami straordinari, alla località Pin Bon (Canarbino). Da qui numerosi percorsi, ben segnalati e mappati dal CAI, permettono di raggiungere San Terenzo (CAI 413), ma anche Pugliola e Lerici (AVG).

 

- n. 453 loc. Gatessa- Pozzuolo - Falconara  

E' questo il sentiero che i Pitellesi percorrevano, fino a non molto tempo fa, per raggiungere la spiaggia più vicina, la Baia Blu. I nostri nonni non avevano mezzi, ma non rinunciavano per questo a frequentare quella che, al tempo, era considerata “la spiaggia dei Pitellesi”. Oggi è uno stabilimento balneare attrezzato e molto frequentato; da ottobre a maggio, riparata dai venti e baciata dal sole, torna ad essere un vero paradiso.

 

Passeggiate panoramiche

Alcune brevi e semplici passeggiate panoramiche costituiscono varianti o collegamenti a tale rete sentieristica. 

Mulattiere lastricate, stretti viuzze che si inerpicano fra i campi, di agevole percorrenza, regalano panorami mozzafiato sui golfi di Lerici e La Spezia, sulle Alpi Apuane e sul borgo stesso di Pitelli, senza allontanarsi troppo dal paese.  

Queste brevi passeggiate non richiedono alcun tipo di preparazione e possono essere facilmente fruite da famiglie con bambini e cani. Il paese non si perde mai di vista, pertanto è improbabile perdersi.

Approfittando delle splendide viste sul golfo, è possibile contestualizzare Pitelli come borgo ubicato in posizione strategica rispetto al complesso sistema di fortificazioni a difesa del Golfo della Spezia e rispetto agli impianti industriali della cantieristica, che ne hanno determinato il boom demografico di fine dell'Ottocento.

 

Ecco alcuni esempi di passeggiate panoramiche:

 

1. 450 V - Cimitero Vecchio.

Sul sentiero 450 V, molto importante perché potrebbe corrispondere proprio alla strada di collegamento originaria fra Pitelli e il porto di San Bartolomeo di Cento Chiavi, la Pro Loco ha aperto un collegamento che raggiunge l'antico cimitero del paese, ormai abbandonato, utilizzato dal settecento fino ai primi del Novecento. Da qui si diparte un nuovo breve tratto, anch'esso aperto dalla Pro Loco, che permette di raggiungere la cosiddetta “Cabina” (vecchia cabina ENEL). In alternativa, è possibile anche rientrare in paese costeggiando la carrozzabile “Pagliari” che sale dalla Spezia.

 

2. Cabina – Pitelli

La Cabina ENEL è ubicata su un pianoro soleggiato dal quale si può godere di un'inusuale quanto suggestiva veduta sul Golfo spezzino, fino a Portovenere e alle isole Palmaria, Tino, Tinetto. Da qui è possibile percorrere un sentiero recentemente aperto dalla squadra sentieri della Pro Loco, anticamente molto frequentato dai contadini che abitavano la zona, e ridiscendere proprio nel centro del paese (Piazza 4 Novembre) percorrendo Via Oliveto, oppure deviare verso il quartiere di Montiamoli. Ovviamente, al contrario, salendo da Via Oliveto è facilmente raggiungibile la Cabina e, da qui, volendo, anche il Cimitero Vecchio (1) o Montiamoli e, quindi, il sentiero 450 (3).

 

3. Verso Montiamoli dal sentiero 450

Sul sentiero 450, che inizia proprio dal centro del paese (Piazza degli Orti – loc. Lavatoi) è possibile deviare, prima dell'inizio della discesa per Muggiano, risalendo verso il 450 V e raggiungere il quartiere di Montiamoli. Da questo sentiero la vista spazia sul golfo di Lerici, i bacini del Muggiano e le isole. Arrivati a Montiamoli è possibile percorrere alcune deviazioni che, agevolmente, riportano al paese, oppure salire verso la Cabina (1-2).

 

4. Giro del Presidente

Il 451, in prossimità del paese, regala uno dei tratti più suggestivi: da loc. Gatessa si sale in direzione Pin Bon per quello che tradizionalmente viene chiamato dai residenti “Giro del Presidente”, per la presenza, in passato, di una villa appartenuta al presidente del Tribunale. Due le varianti di questa tratta: si può arrivare a loc. Pin Bon, oppure ritornare al paese, in loc. Crocifisso, (così chiamata per la presenza di una maestà in marmo). Da qui è possibile rientrare nel centro storico (lato sinistro – verso antico oratorio), oppure proseguire verso il Scalinata Paganin (lato destro) (5).

 

5. Scalinata Paganin – Pin Bon

Dal Crocifisso, scesi pochi scalini, proseguendo per alcuni metri in direzione Arcola, ci si imbatte nel cosiddetto “sasso di Falconara”, adeguatamente segnalato. Da qui, attraverso una breve scalinata, si può salire velocemente in direzione Pin Bon e ricongiungersi con il 451 (4 “Giro del Presidente”). E' una breve passeggiata, ma la consigliamo vivamente, perché, dalla sommità della collina, Lerici si apre davanti ai nostri occhi come una cartolina.

 

 

Di corsa e in bicicletta

Segnaliamo soltanto tre delle innumerevoli opportunità che le nostre colline offrono a chi ama fare jogging o pedalare, semplicemente perché questo è pretesto per “raccontare” tre mete meno conosciute, particolarmente legate alla memoria collettiva dei Pitellesi.

E' opportuno ricordare che i dislivelli non sono eccessivi, ma ci sono: tuttavia, i colori della collina e gli scorci sul mare, soprattutto al tramonto e nelle prime ore del mattino, ripagheranno di ogni fatica.

 

Forte di Canarbino

Sebbene faccia parte del Comune di Arcola, la fortezza di Canarbino è posta sulla sommità del crinale che domina Pitelli. Si tratta di un forte militare eretto nel 1882, posto sul crinale orientale del golfo, del quale costituiva l’asse portante della difesa della piazzaforte dalle offese provenienti da est. Conserva ancora intatta tutta la struttura originaria, compresi fossati e mura di cinta. Viene oggi utilizzato come poligono di tiro e fa parte del sistema di fortificazione dell'Alta Via del Golfo Spezzino. E' stato per anni meta dei Pitellesi per le scampagnate primaverili: tutti salivano a piedi, in allegria, e si ritrovavano al forte per festeggiare in compagnia (segnaletica AVG).

 

Parco di Falconara

Questo parco, punto di arrivo o di partenza del sentiero CAI 453, è ubicato su una spianata panoramica che ha un'origine poco piacevole: si tratta della voragine lasciata dall'esplosione del forte di Falconara, avvenuta nel 1922, che causò centinaia di vittime e la distruzione, pressoché totale, di San Terenzo e di numerose case di Pitelli. Il parco domina il Golfo di Lerici e la spiaggia Baia Blu, facilmente raggiungibile proseguendo lungo il sentiero CAI 452. Da Falconara, una piacevole discesa fra i campi, conduce proprio nel centro più antico di San Terenzo (CAI 413).

 

Baccano - Arcola

Arcola era il Comune di cui Pitelli fece parte fino al 1928. La strada che da Pitelli arriva ad Arcola è un tratto dell'Alta Via del Golfo. Per la prima parte è denominata Via Canarbino (il loc. La Colla, infatti, si può deviare verso Pin Bon e il forte di Canarbino); da La Colla, dove inizia il territorio arcolano, la carrozzabile prende il nome di Viale Enzo Fosella, il partigiano che morì qui, nella sua casa natale il 23 marzo 1945, poco prima della Liberazione, raggiunto dalle Brigate Nere a seguito di una spiata. Queste colline erano popolate dai partigiani: una Squadra di Azione Patriottica (SAP) raggruppava le località di Baccano, Monti e Fresonara. Il loc. Madonnetta si può proseguire a sinistra (verso Baccano) o scendere a destra, sfidando i tornanti di Arcola, caratteristico borgo arroccato, con torre pentagonale e castello.

 

Citiamo soltanto queste località meno conosciute, ben collegate a Pitelli sia dalla strada carrabile che dai sentieri, evitando di dilungarci, per esempio, su Lerici e San Terenzo, la cui fama e bellezza si commentano da sé. Vi consigliamo soltanto, quando passeggerete sul lungomare di Lerici, in direzione di San Terenzo di guardare in alto, sopra castello: lì c'è Pitelli.E anche questa è una visuale da non perdere.

 

CURIOSITA'

 

Insetto endemico:

Nella seconda metà dell'Ottocento in una grotta di Pitelli, fu individuata e catalogata una specie endemica di insetto, un coleottero ipogeo, che rappresenterebbe una variante della specie di Trichini da grotta, denominato "Anophthalmus caselli", dal nome dello scopritore, l'insegnante spezzino Carlo Caselli. Nella nomenclatura odierna, è denominato "Duvalius caselli Gestro", 1898. La grotta sembra essere scomparsa.

 

Petente più prolifico della storia italiana:

Nel libro di Giulio Andreotti dal titolo “Onorevole stia zitto – Atto secondo” (Rizzoli -1992), Pitelli è citato in quanto da qui, nel 1849, partirono, alla volta della Camera dei Deputati di Torino ben 16 petizioni; 20 ne seguirono l'anno successivo, e ancora numerose negli anni seguenti, “a Firenze e a Roma, man mano che si spostava il Parlamento”. Tal Alessandro Paoletti di Pitelli, è quindi ricordato da Andreotti come uno dei “petenti più produttivi” dell'Italia pre e post unitaria. Un “unicum” nella storia nazionale. La sua storia e la raccolta delle petizioni è in corso di elaborazione da parte della Pro Loco. Le tematiche sono varie: elemento ricorrente è la lamentela contro il Comune di Arcola, di cui Pitelli era ancora frazione, e numerose sono, in questo contesto, le istanze indipendentiste.

 

Persone legate a Pitelli:

Giacinto Francesco Maria Scelsi, musicista - Felice Orsini, soggiornò a Pitelli per raccogliere fondi per il movimento insurrezionalista -Giancarlo Giannini, attore la cui famiglia è originaria del borgo

 

Sito web gratis da Beepworld
 
L'autore di questa pagina è responsabile per il contenuto in modo esclusivo!
Per contattarlo utilizza questo form!